Adottare passo dopo passo

Il progetto Veneto Adozioni

Treviso, 6 febbraio 2007

Si è svolta  presso l'Azienda Ulss 9 in Borgo Cavalli, 42 (TV) la conferenza stampa dedicata al l progetto "Veneto Adozioni - Nemmeno le balene..." realizzato dall' Azienda Ulss n° 9 di Treviso.

Fin dai primi provvedimenti di emanazione della legge 476/98 che ha regolamentato le adozioni internazionali, la Regione Veneto si è impegnata nella costruzione di un "sistema" integrato tra servizi territoriali, enti autorizzati e tribunale per i minorenni al fine di meglio accompagnare le coppie nel loro percorso adottivo.

Nel 2005 e nei primi sei mesi del 2006 sono state 2.134 le dichiarazioni di disponibilità all’adozione (nazionale ed internazionale) rivolte al competente Tribunale per i Minorenni di Venezia. Dall’entrata in vigore della legge 476 (il 16.11.2000) e fino al 30.06.2006, in Veneto sono state 1.529 le coppie adottive che sono rientrate in Italia adottando un totale di 1.594 bambini (al 30.06.06).
Il 53,4% dei minori adottati in Veneto proviene dall’Europa (maggiormente da Federazione Russa e Ucraina), il 23% dall’America (Colombia e Brasile), il 14,3% dall’Asia (India e Cambogia) ed il 9,3% dall’Africa (Etiopia).
L’età media dei minori adottati è di 4,3 anni contro una media nazionale di 5,15.
Questi numeri pongono la Regione Veneto tra le più coinvolte nell’adozione internazionale.

La Regione in questi anni si è mossa per promuovere una stretta collaborazione tra enti autorizzati, servizi territoriali e Tribunale per i Minorenni (mediante la sottoscrizione di un protocollo operativo a cui hanno aderito 18 enti autorizzati), ha costituito 26 equipe adozioni composte da personale specializzato su tutto il territorio regionale, ha avviato percorsi di preparazione delle coppie aspiranti adottive prima della presentazione della domanda di disponibilità ed ha avviato azioni di accompagnamento delle famiglie nel post adozione con uno specifico progetto pilota regionale rifinanziato nel 2006 (attività realizzate in collaborazione tra enti autorizzati e servizi territoriali).
Con finanziamenti regionali, il lavoro di "rete" e la collaborazione tra i vari attori è stato incentivato e reso concreto: 110 sono stati i corsi di preparazione pre idoneità realizzati, 21 i gruppi per le famiglie nel post adozione, 7 i percorsi di sensibilizzazione per gli insegnanti nelle scuole. Sono numeri che testimoniano di un lavoro continuo.
Altro obiettivo perseguito è la riduzione dei tempi di attesa sia per la partecipazione ai corsi pre idoneità, che per il tempo di attesa per la predisposizione degli studi di coppia, con l’obiettivo di assicurare il rispetto dei tempi previsti per legge in tutto il territorio regionale.

Complessivamente in Veneto i tempi medi di attesa per concludere l’iter dell’adozione internazionale (dalla presentazione di disponibilità al Tribunale per i Minorenni al rientro in Italia con il bambino) sono di 33 mesi, comprensivi dei tempi necessari agli enti autorizzati per definire l’abbinamento nei paesi esteri di provenienza del bambino.

Il progetto "Veneto Adozioni – Nemmeno le balene…" promosso dalla Regione e affidato per la realizzazione alla Azienda Ulss n° 9 di Treviso in collaborazione con la Direzione Regionale della Cooperazione Internazionale, la Direzione Regionale della Cooperazione Socio-Sanitaria e gli enti autorizzati, intende intervenire, nello spirito della costruzione del "sistema integrato", nel cosiddetto "periodo dell’attesa": la fase cioè che va dal momento dell'affidamento dell'incarico all'ente autorizzato al momento dell'ingresso in Italia del minore e dei suoi genitori adottivi.
Nonostante l’impegno profuso dai soggetti che a vario titolo entrano nel sistema delle adozioni (Direzione Regionale, equipe territoriali, enti autorizzati, associazioni di famiglie, famiglie) le segnalazioni che pervengono agli uffici regionali competenti ed i dati che emergono dopo i primi anni di applicazione della nuova normativa, mettono in luce come la fase "dell'attesa" sia vissuta ancora dalle famiglie adottive come particolarmente problematica.

Due sono i motivi di criticità:

1) la situazione di indeterminatezza dovuta alla frequente mancanza di informazioni certe sullo stato della pratica presso le autorità estere
2) i tempi di attesa, anch'essi indeterminati e spesso assai lunghi.

Questa situazione, diversa da paese a paese e da ente e ente, è causata da molti fattori, alcuni legati alle diverse normative e procedure adottate dagli stati esteri, alcuni legati alla situazione dei rapporti che questi hanno con l'Italia, agli accordi stipulati fra le autorità centrali, agli accordi e/o dai rapporti che l'ente autorizzato riesce a stabilire con le autorità centrali dei suddetti paesi.
Gli accordi e/o i rapporti che l'ente autorizzato sviluppa con le autorità estere, la sua considerazione, dipendono anche dalle condizioni con le quali esso è presente in quel paese, dalla sua capacità di promuovere progetti di cooperazione a favore dei bambini abbandonati, dallo sviluppo di servizi che favoriscono la tutela del minore nel suo contesto di origine, dalla forza e dal sostegno che le stesse autorità pubbliche italiane riescono a determinare, dalla capacità di creare "sistema" o di inserirsi all'interno di un "sistema" complesso di rapporti con le autorità estere.
Si è giunti quindi alla consapevolezza che il sostegno delle famiglie venete che intraprendono la strada dell'adozione internazionale potrà passare attraverso il sostegno alla costruzione di percorsi progettuali che si muovono nella direzione di facilitare e sviluppare l'azione degli enti che hanno aderito al protocollo regionale nella fase dell'abbinamento e di sostenere le coppie nella fase dell'attesa successiva al conferimento dell'incarico.

Il progetto che oggi prende il via ufficialmente prende in considerazione e riconosce la fatica che le coppie, gli enti autorizzati ed i servizi del territorio profondono e mettono in campo ogni giorno per concludere con serietà, professionalità, passione e correttezza l’adozione internazionale di un bambino. Nel rispetto dei ruoli che la legge ha dato ad ogni attore il progetto ritiene che mettere insieme le competenze di ogni singolo attore, condividere metodologie e scambiarsi informazioni possa rendere meno faticoso, difficile e lungo per le famiglie e per i bambini il periodo dell’attesa. La Regione si pone quindi come strumento per coinvolgere tutti gli attori nella costruzione di "un sistema o rete" che accompagni la famiglia aspirante in tutto il percorso adottivo.

Queste sono le attività previste dal progetto: in primo luogo la messa a disposizione di un numero telefonico dedicato 800-413060, attivo tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30 alle ore 17.00 destinato a tutte le famiglie interessate ad ottenere informazioni sull’adozione in generale e durante il periodo dell’attesa in particolare, accompagnato da una disponibilità ad affrontare eventuali emergenze o situazioni di difficoltà in Italia e all’estero segnalate attraverso un numero di cellulare operativo 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 (320-6132444).

Inoltre, una unità di sostegno composta da professionisti potrà essere attivata a supporto della coppia in situazione critiche di particolare gravità.

E’ stato attivato un sito internet www.venetoadozioni.it, che potrà diventare un riferimento per tutte le coppie venete che si avvicinano all’adozione, dove è possibile recuperare informazioni sull’adozione, sugli appuntamenti del progetto, sulle attività degli enti e degli operatori che si occupano di adozione nel Veneto, sull’andamento del fenomeno, porre quesiti, mettersi in contatto con gli operatori del progetto, leggere le FAQs.

Per sostenere l’azione degli enti autorizzati che hanno aderito al protocollo regionale nei paesi di origine dei bambini, il progetto finanzierà progetti di micro-cooperazione internazionale a favore dell’infanzia..

Il progetto si pone inoltre l’obiettivo di promuovere l’attività degli enti a favore delle coppie venete che intraprendono la strada dell’adozione internazionale attraverso scambi internazionali tra delegazioni di regioni di stati stranieri finalizzate a far conoscere il "sistema veneto" di preparazione delle coppie adottive e di sostegno nel post adozione e di promozione e protezione dell’infanzia ai "referenti" istituzionali che nei paesi esteri si occupano di adozioni (giudici, psicologi, operatori) e delegazioni composte da coloro che nella nostra regione (giudici, psicologi equipe, rappresentanti enti autorizzati, referenti istituzionali) sono chiamati a sostenere la scelta delle coppie e quindi ad essere informati sulla situazione dell’infanzia abbandonata: sono previsti scambi con la Federazione Russa, l’Etiopia e la Colombia.

Assieme agli enti autorizzati la Regione realizzerà delle "missioni" in alcuni paesi che potenzialmente possono essere un bacino di riferimento per molte coppie venete, e nei quali la presenza di un organismo pubblico può essere importante nel sostegno degli enti autorizzati: sono previsti interventi in Cina, in Bolivia ed in Africa. Tutte le attività con l’estero verranno svolte in coordinamento con l’autorità centrale italiana, la Commissione per le Adozioni Internazionali.
Il periodo dell’attesa successivo al conferimento dell’incarico all’ente autorizzato può avere una valenza fortissima per preparare le coppie non solo a vivere l’attesa ma anche per la fase estera dell’adozione: per questo motivo il progetto sostiene lo sviluppo ed il consolidamento di attività per le coppie che stanno aspettando e che vivono questo periodo come un "buco nero senza fine". Le attività previste sono incontri, serate a tema, costituzione di gruppi e interventi di consulenza realizzati su base provinciale in stretta collaborazione fra gli enti autorizzati e le equipe adozioni consultoriali.
Altra tematica che il progetto intende affrontare è relativa alle informazioni sanitarie dei bambini in adozione che spesso creano preoccupazione nelle famiglie aspiranti. Per questo il progetto si fa carico della formazione/ informazione di una rete di pediatri di base della Regione Veneto opportunamente formati a riconoscere le specificità sanitarie dei bambini provenienti dall’estero e da situazioni di abbandono dando una corretta lettura delle patologie rilevate una volta che il bambino è rientrato in Italia. In questa maniera saranno proprio i pediatri di base che hanno in carico il bambino a disporre di un protocollo sanitario che permetta loro di correttamente interpretare le patologie senza allarmare inutilmente le coppie.
Tutte le attività realizzate all’estero vogliono coinvolgere le realtà venete che sono presenti nei paesi di origine del bambino. ONG, imprese, forme di cooperazione decentrata che vedono come protagonisti cittadini e risorse venete, possono creare "sistema" e sostenere ed aiutare le coppie e gli enti che hanno aderito al protocollo regionale, nell’esperienza adottiva, favorendo la creazione di condizioni che permettano la realizzazione di percorsi meno traumatici e lunghi di quelli attuali.

Queste sono le più importanti azioni previste dal progetto "Veneto Adozioni-Nemmeno le Balene…", un progetto sperimentale ed innovativo che non trova eguali in Italia e che ripropone il Veneto in prima fila nel campo dell’accompagnamento del percorso adottivo. Il primo appuntamento "ufficiale" è un convegno internazionale che si svolgerà a Monastier (TV) i prossimi giovedì 15 e venerdì 16 marzo, da oggi sono attivi il sito, il numero verde dedicato e l’unità di crisi, ma gli operatori dell’A.ULSS 9 e della Direzione Regionale stanno concretizzando ognuna delle attività previste, che avranno il loro svolgimento fin dalle prossime settimane.