A cura della Dott.ssa Raffaella Pregliasco
ricercatrice sociale esperta in adozioni internazionali
Il momento dell’inserimento scolastico rappresenta un evento cruciale della storia del bambino e della famiglia adottiva e proprio dalla capacità del sistema scuola di gestire l’incontro dell’alunno con la classe e di sostenere la famiglia nel percorso, dipende in gran parte il successo dell’integrazione.
I bambini adottati di origine straniera inoltre rappresentano oggi, anche da un punto di vista quantitativo, una realtà significativa che, per la sua specificità, non può essere ricompresa nel più generale tema dell’integrazione scolastica dei bambini stranieri ma deve essere affrontata con attenzione alle specifiche peculiarità
Si è quindi progressivamente evidenziata una forte richiesta, da parte degli operatori scolastici, di strategie e mezzi capaci di migliorare l’integrazione dei bambini stranieri adottati, quali una maggior collaborazione tra insegnanti e genitori, la presenza di équipe specializzate, la necessità di una formazione specialistica e la realizzazione di progetti specifici di accoglienza.
Negli ultimi anni, grazie anche alla sempre più estesa attività di sensibilizzazione sulle problematiche connesse all’inserimento scolastico dei bambini stranieri adottati, sono stati fatti importanti passi in avanti in merito alla predisposizione di interventi finalizzati ad agevolare l’accoglienza scolastica dei bambini stranieri adottati. Si tratta di iniziative a carattere formativo dirette al corpo docente, alla pubblicazione di opuscoli e manualetti sul tema destinati ad operatori e famiglie, allo sviluppo di forme più o meno stabili di coordinamento tra soggetti coinvolti, in alcune regioni si è arrivati anche alla promulgazione di linee guida e/o protocolli operativi stipulati tra servizi sociali territoriali, enti autorizzati e mondo della scuola.
Questi interventi – proprio perché nascono in assenza di una esplicita cornice legislativa – sono tutti apprezzabili e di grande impatto organizzativo e sociale, ma proprio perché tendono a moltiplicarsi occorre in questa fase delineare degli indicatori di qualità o dei modelli di riferimento cui guardare nella progettazione di nuovi interventi per migliorare l’accoglienza scolastica dei bambini stranieri adottati.
E’ importante infatti che il crescente sviluppo di interventi in questo settore sia improntato a criteri di efficacia ed innovatività in grado di garantire un’effettiva azione migliorativa nell’offerta di servizi.
Anche quand’anche si proceda ad una riproposizione di progetti già messi in atto, è opportuno fondarsi su di una verificata ricaduta positiva di queste stesse pratiche, valutata a posteriori.
Occorre innanzitutto preliminarmente considerare il contesto di esecuzione: ogni progetto, ogni intervento, ogni servizio può avere una lettura diversa a seconda del territorio in cui nasce, si forma e si realizza (ciò che è innovativo in una regione può ad esempio non esserlo in un’altra). In questo senso, un’esperienza può essere considerata innovativa in un tempo e in un luogo e superata in altri.
Inoltre, un generale elemento di estrema rilevanza per la valutazione della bontà di un intervento in ambito sociale è il grado di partecipazione al progetto fin dalle primissime fasi e dalla capacità di coinvolgimento e aggregazione dei soggetti interessati alle azioni.
Se decliniamo questo indicatore di qualità di carattere generale sulle esperienze attuate per migliorare l’accoglienza scolastica dei bambini stranieri, notiamo come laddove esista una collaborazione e una compartecipazione nella progettazione e realizzazione degli interventi tra scuola, servizi sociali, enti autorizzati ma anche famiglie e bambini questi stessi interventi risultano più efficaci perché più attenti alle diverse istanze presenti e alle risorse disponibili.
Altro indicatore di qualità dei progetti in area sociale, applicabile anche alla nostra specifica materia, è la messa a regime dei progetti, cioè la loro sostenibilità, vale a dire la capacità del progetto di sussistere nel tempo o di prolungare i suoi benefici oltre la fase sostenuta dai finanziamenti finalizzati e temporanei.
Quando si lavora in un contesto – come quello scolastico – caratterizzato dalla continuità e stabilità del servizio – è infatti imprescindibile creare le condizioni perché un servizio, un’offerta educativa siano in grado di sopravvivere agli imprevisti di modo che gli utenti possano avere certezza del trattamento loro riservato.
Inoltre, quando si parla di difficoltà legate all’accoglienza scolastica dei bambini adottati, va rilevato che quest’ultime non vengono sempre superate in sede di inserimento ma spesso necessitano di tempo per poter raggiungere il loro scopo perché nella gran parte dei casi il bambino sente per un lungo periodo il bisogno di essere sostenuto nelle diverse tappe della sua esperienza scolastica – specie nei primi anni – e di identificare interlocutori stabili.
Inoltre un intervento – per poter essere considerato effettivamente innovativo – deve saper rispondere alle specifiche caratteristiche del territorio su cui interviene e deve quindi saper calibrare continuamente la sua offerta in base alle effettive esigenze dei bambini e dei ragazzi adottati ma anche delle famiglie adottive.
In un territorio dove arrivano per lo più bambini dai Paesi dell’Est, il corpo insegnante, i servizi sociali e gli enti autorizzati dovrebbero quindi mettere in campo interventi che tengano conto della specificità culturale, scolastica e linguistica di questi bambini. Sappiamo infatti che ogni modello scolastico dei Paesi di origine ha le sue caratteristiche e che l’italiano viene appreso in modo diverso da bambini provenienti da Paesi diversi .
L’accoglienza scolastica dei bambini stranieri adottati passa anche attraverso un adeguato coinvolgimento delle famiglie. L’inserimento a scuola avviene infatti in un momento complesso perchè il bambino e i genitori devono ancora del tutto incontrarsi, conoscersi, abituarsi l’uno all’altro. I genitori, oltre a rappresentare un interlocutore importante per la scuola, costituiscono anche una grossa risorsa per facilitare l’accoglienza scolastica del bambino.
Attraverso il rapporto con i pari, i genitori imparano a conoscere meglio il proprio figlio e potranno rispondere quindi in maniera più adeguata alle sue esigenze. La scuola possiede, infatti, una maggior organizzazione formale rispetto alla vita in famiglia: ci sono tempi e regole del vivere insieme da imparare e rispettare giorno dopo giorno. La loro interiorizzazione è fondamentale per ottenere una formazione personale e sociale che fornisca gli strumenti per riuscire a prender coscienza di sé, imparare a rispettare se stessi e gli altri.
In classe, infatti, non si veicolano soltanto informazioni e conoscenze di tipo contenutistico, necessarie per fare propria una competenza di tipo cognitivo che riguarda l’attività e il rendimento scolastico (basti pensare all’ apprendimento della nuova lingua per un bambino adottato), ma anche aquei valori e saperi, propri più di una competenza cosiddetta sociale, così fondamentali che gli permettono di verificare e ristrutturare il modo di percepirsi nelle vesti di soggetto meritevole di considerazione e apprezzamento, di acquisire autostima diventando protagonista attivo, capace di integrarsi e agire nel nuovo Paese di cui inizia a far parte.
E’ perciò necessario che scuola e famiglia imparino ad accogliersi e aprirsi l’uno all’altro in un dialogo costruttivo e sincero. Potremmo dire che questi due microsistemi devono riuscire a creare un solido legame che li unisca, dove le esperienze vissute in uno dei due contesti possono influenzare profondamente le esperienze nell’altro.
Una prerogativa importante è, quindi, dar vita ad una rete di scambio e confronto tra i due contesti così da poter rispondere in modo adeguato e funzionale ai bisogni del bambino.
In conclusione, la scuola deve saper accogliere ed elaborare, per ogni singolo allievo, un progetto educativo-didattico che lo aiuti a crescere, ad apprendere, a stare bene con gli altri e soprattutto ad affrontare quelle difficoltà scolastiche che per i bambini adottati possono essere di tanti tipi diversi, spesso non conseguenza di un’unica causa ma dovute al concorso di molti fattori che riguardano sia il bambino che i diversi contesti – anche famigliari - con i quali entra in relazione.
1 Vedi "Viaggio nelle scuole", a cura della Commissione per le Adozioni Internazionali ed edito da Istituto degli Innocenti, 2005