La Colombia, così chiamata in onore di Cristoforo Colombo, fu scoperta nel 1499 da Alonso de Ojeda, compagno di Colombo, nel corso del secondo viaggio.
E' un paese ricco di contrasti. Vi si trovano fiorenti città, splendide spiagge ai piedi di monti dalle cime coperte di neve, fertili pianure ed imponenti cordigliere.
A sud del Paese non si può dimenticare la presenza della foresta amazzonica con i suoi paesaggi e la sua ricchezza di fauna e flora.
Quando gli spagnoli giunsero in questa terra furono sorpresi dalle bellezze naturali che la caratterizzavano, ma anche dalla complessa struttura sociale e da esempi di architettura ed oreficeria estremamente avanzata.
La ricchezza delle popolazioni locali diede origine al mito del El Dorado e le coste dell’odierna Colombia divennero la meta di numerose spedizioni.
Tra il 1536 e il 1539 la Spagna conquistò la Colombia.
Le popolazioni locali, inizialmente tolleranti nei confronti della presenza degli Spagnoli, si ribellarono quando questi cercarono di ridurli in schiavitù e di confiscare le loro terre.
In breve tempo gli Spagnoli si insediarono stabilmente nel territorio che corrisponde all’attuale Colombia fondando città, come ad esempio Cartagena nel 1533, che ben presto incominciarono a prosperare.
Nel 1544 il paese venne annesso al vice regno del Perù, finché nel 1739 divenne parte della Nuova Granada, che si estendeva sui territori degli odierni Colombia, Venezuela, Ecuador e Panama.
Le prime ribellioni al dominio spagnolo per rivendicare l’autonomia nazionale si verificarono alla fine del XVIII secolo, ma fu soltanto nel 1819, con l’avvento del liberatore venezuelano Simon Bolivar e del suo esercito, che venne raggiunta l’indipendenza.
La Repubblica della Grande Colombia includeva i territorio attuali del Venezuela, della Colombia, dell’Ecuador e del Panama.
Le rivalità locali e la forte pressione britannica causarono la secessione del Venezuela e dell’Ecuador tra il 1829 e il 1930.
Venne quindi proclamata la Repubblica di Nuova Granada, che nel 1886 prese l’attuale nome di Colombia.
Le correnti politiche sorte nel corso della lotta per l’indipendenza si costituirono formalmente in due partiti nel 1849: i Conservatori con tendenze centralizzatrici e i Liberali inclini al federalismo.
I partiti divisero la nazione in due schieramenti opposti gettando il paese nel caos, basti pensare che nel corso del XIX secolo si verificarono non meno di 50 insurrezioni e 8 guerre civili che culminarono nella sanguinosa Guerra dei 1000 giorni nel 1899.
Dopo un periodo di relativa pace, nel 1948 scoppiò nuovamente la lotta tra Conservatori e Liberali con La Violencia, la più crudele e distruttiva delle guerre civili verificatesi in Colombia.
Nel 1957 Liberali e Conservatori si accordarono per una riforma costituzionale che, con la creazione di un Fronte Nazionale, assicurò l’alternanza al potere per 12 anni.
L’opposizione al monopolio politico si espresse attraverso la formazione di una serie di gruppi di guerriglia come le FARC Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, l’ELN Esercito Nazionale di Liberazione e il Movimento del 19 aprile M 19.
La guerriglia rurale si scontrò con il gruppi di “autodifesa” armati e finanziati dai latifondisti con l’appoggio dell’esercito e, a volte, di mercenari internazionali.
Il Fronte Nazionale formalmente ebbe termine nel 1974 quando venne eletto il presidente liberale Alfonso Lòpez Michelson che volle rivolgere maggiore attenzione alle rivendicazioni popolari, ma fallì a causa dei grandi gruppi di potere economico.
A partire dagli anni ‘70 si costituirono delle squadre della morte paramilitari che agivano contro qualsiasi gruppo che tentasse di opporsi ai potenti cartelli della droga di Medellìn e di Cali.
Negli anni ‘90 la violenza che devastava il paese mantenne la Colombia in una situazione di stallo.
Nel 1991 venne approvata una nuova costituzione che diede maggior forza al potere giudiziario e rafforzò il controllo del governo sul paese. Sempre nello stesso anno si arrese Pablo Escobar, capo del cartello della cocaina di Medellìn, autore della campagna di terrore che soffocava il paese.
Nel 1992 riuscì a fuggire, ma venne ritrovato ed ucciso nel dicembre del 1993.
Il traffico della droga continuò a crescere, soprattutto grazie al cartello di Cali: si stima che le entrate legate alla droga fossero di circa 5 miliardi USD all’anno.
L’arresto del capo del cartello di Cali nel 1995, Gilberto Rodrigo Orejuela, fu un punto d’orgoglio per il governo, ma modificò ben poco le dinamiche del commercio della droga colombiano. Persino l’allora il presidente Ernesto Samper fu costretto a trascorrere l’ultimo anno della sua carica a difendersi dalle accuse di aver finanziato la sua campagna elettorale con i soldi della droga.
Nonostante la forte crescita economica che si riscontrò tra il 1993 e il 1996 le cose continuano ad andare male per la Colombia.
Secondo i dati dello SIPRI l’Istituto Internazionale per la Ricerca sulla Pace, il conflitto interno alla Colombia è uno dei 10 più sanguinosi al mondo e nel 1999 ha eguagliato la Yugoslavia.
Il governo ha sospeso a tempo indeterminato i dialoghi di pace con i guerriglieri. Nel 2000 gli USA hanno approvato un finanziamento di 1,3 miliardi per supportare la lotta del governo colombiano contro la guerriglia.
In data 07 Agosto 2002 è subentrato al Governo, dopo avere ottenuto il 52.92 % dei voti alla prima tornata, l’uomo di destra Álvaro Uribe Vélez, un dissidente liberale e primo presidente eletto per un partito diverso dai partiti liberale e conservatore in 150 anni.
E’ la prima volta che in questa nazione sudamericana viene eletto un Presidente alla prima tornata elettorale, che è indice della grande propaganda portata avanti da questo avvocato di 49 anni, della regione di Antioquia, e capo del Movimento Primo Colombia.
Nel suo programma fondamentale c’è una pacificazione della società con un appello alla guerriglia ad abbandonare le armi. E’ inoltre, da parte sua, un forte difensore del Piano Colombia, presunto strumento statunitense per combattere il narcotraffico.