La storia dell’Etiopia e dell’Eritrea sono congiunte. Nel 1952 le Nazioni Unite decidono finalmente lo status dell’Eritrea: regione autonoma federata con l’Etiopia. Nel corso degli anni’60 l’influenza inglese sulla regione scema progressivamente a favore degli Stati Uniti, i quali non riescono però ad impedire la crescita di movimenti filo-comunisti appoggiati da Mosca soprattutto a partire dall’inizio degli anni ’70. Nel frattempo la guerriglia eritrea continua la sua guerra di liberazione, trovando alleati nel TPLF, Fronte di Liberazione Popolare del Tigray, che lotta per l’autonomia del Tigray,regione al confine con l’Eritrea, oltre che per rovesciare Mengistu. Nemmeno l’aiuto di truppe cubane e di consiglieri sovietici ad Addis Abeba riesce a piegare definitivamente la guerriglia, che anzi continua a logorare l’esercito etiope nel corso degli anni ’80. La lotta dell’EPLF, eritreo, e del TPLF,etiope di etnia tigrina, si unisce a nuove forme di opposizione all’interno dell’Etiopia quali il Movimento Democratico del Popolo Etiope MDPE di etnia amhara. Sarà questa coalizione di forze riunite sotto la sigla dell’EPRDF, Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope, a conquistare nel 1991 Addis Abeba costringendo Mengistu a fuggire in esilio. Il fatto però di non aver stabilito fin dall’inizio confini chiari e definitivi, ha portato ad un rapido deterioramento dei rapporti tra i due Paesi, finché nel maggio del 1998 le truppe di Asmara decidono di varcare il confine, dando inizio a scontri armati sanguinosa guerra che degenerano presto in una a tutto campo. Nel febbraio del 1999, allorché la pace sembra non esser più un miraggio, scoppiano nuovi combattimenti nei pressi della città etiope di Badme e la situazione precipita nuovamente. Le vittime del conflitto sono ormai più di 70.000. Etiopia ed Eritrea siglano un trattato di pace ad Algeri nel dicembre del 2000 acconsentendo alla formazione di una commissione indipendente che stabilisca una volta per tutte i confini tra i due Paesi. Le ragioni sono altre. Nel corso degli anni ’80, quando il TPLF e l’EPLF erano alleati contro il regime marxista di Mengistu, Badme era un’importante base militare per la guerriglia. Le motivazioni di questa guerra sanguinosa e di questa pace mancata sono perciò di natura squisitamente politica e, se vogliamo, simbolica. Nel novembre 2005 le Nazioni Unite hanno lanciato un monito ai due paesi intimando di tornare agli accordi del 2000 a causa della crescente violenza al confine. Il coinvolgimento nel conflitto somalo Rispetto dei diritti umani Durante le due ondate di protesta del giugno e nel novembre 2005, contro le elezioni generali truccate di maggio 2005, a seguito di scontri con le forze armate sarebbero rimaste uccise 193 persone, secondo i risultati dell'indagine indipendente del giudice etiope Wolde-Michael Meshesha. Un altro giudice, Teshale Aberra ha affermato, che "il governo di Zenawi probabilmente è più mortifero di quello di Menghitsu Haile Mariam". Le Istituzioni. La Difesa Nel 1988 l'esercito disponeva di 300.000 uomini, l'aviazione di 3000, la marina di 1800 uomini; vi era inoltre una milizia popolare di ca. 150.000 uomini. Le Forze Politiche Economia La Sicurezza nel Paese Ulteriori elementi di instabilità derivano dalle recenti tensioni createsi lungo il confine con la Somalia a seguito dell'intervento delle forze armate etiopiche a sostegno del Governo Federale Transitorio somalo contro l'Unione delle Corti e alle tensioni confinarie con l'Eritrea, perduranti dal conflitto etio-eritreo del 1998-2000 e non risolte dal contrastato verdetto della Commissione internazionale sui confini. A causa di tale stato di situazione si rende necessario mantenere elevata la soglia di attenzione nel Paese, in modo particolare nella Capitale, ed evitare viaggi in alcune regioni, quali Somalia etiopica, Oromia, Regione delle Nazionalità e dei Popoli del Sud, Gambela e Benishangul-Gumuz; nella regione Afar nel Nord-Est del Paese, oltre che porre la massima attenzione nelle aree rurali del Gonder e Gojam. Zone a rischio da evitare È assolutamente sconsigliato visitare la zona di Gambella, teatro nel recente passato di violenti scontri etnici che hanno provocato centinaia di vittime e che potrebbero riacutizzarsi nell'immediato futuro. È pericoloso attraversare le aree lontane dai principali centri abitati dello Stato Regionale dei Somali, dove si sono verificati scontri fra etnie somale rivali e gli Oromo. Anche i territori di confine con l'Eritrea, il Kenya e il Sudan sono sconsigliati. In tali aree si verificano, a volte, azioni di bande armate, collegate in alcune zone, alla presenza di rifugiati dai Paesi limitrofi. Zone di cautela In tutti i casi in cui si desideri visitare luoghi al di fuori delle tradizionali rotte turistiche, si consiglia di contattare l'Ambasciata per verificare l'effettiva assenza di rischi nel tragitto previsto. Addis Abeba è stata sinora ritenuta una meta sicura per i turisti. Tuttavia, anche nella capitale, le condizioni di sicurezza hanno subito un peggioramento dopo il maggio 2005.
Ex colonia italiana l’ Etiopia, come l’Eritrea, viene invasa dalle truppe britanniche nel 1941, mentre l’imperatore Ras Tafari Makonnen, meglio conosciuto come Haile Selassie, può far ritorno sul trono, da lui già occupato prima dell’invasione decisa da Mussolini nel 1935.
L’Eritrea non faceva originariamente parte dell’Impero Etiope essendo diventata colonia italiana nel 1890, ma il mandato britannico decide, per motivi strategici e logistici, di riunire entrambi i territori sotto l’autorità del fido alleato Selassiè, che aveva trascorso in Gran Bretagna il periodo di esilio tra il 1936 ed il 1941.
La situazione si mantiene relativamente stabile per una decina d’anni, ma quando, nel 1962 Haile Selassie revoca l’autonomia all’Eritrea facendone una semplice provincia dell’Etiopia, ecco che le richieste indipendentiste si fanno più radicali e nasce la guerriglia dell’ELF, Fronte di Liberazione Eritreo.
Da questi si staccherà nel 1970 la fazione di sinistra dell’EPLF, Esercito Eritreo Popolare di Liberazione, che vedrà tra i suoi fondatori l’attuale presidente eritreo Isaias Afewerki.
Questa deriva a sinistra avrà il suo culmine nel 1974, quando un colpo di stato da parte del Comitato Supremo della Forze Armate, più conosciuto come DERG, guidato da Teneri Benti e Mengistu Haile Mariam prende il potere in Etiopia imprigionando il vecchio imperatore che morirà l’anno successivo in circostanze misteriose.
Lo stesso Benti verrà poi eliminato nel 1977 da Mengistu, il quale inizierà una sistematica politica di soppressione di ogni forma di opposizione: a tutt’oggi non si sa ancora esattamente quante centinaia di migliaia di persone siano morte durante il cosiddetto Terrore Rosso.
Si sa però che la collettivizzazione dell’agricoltura non darà i risultati sperati, nemmeno con i sostanziali aiuti di Mosca, e nel corso del 1984-85 si registrerà la peggiore carestia da decenni, che verrà alleviata solamente grazie alla solidarietà internazionale.
Entrambi gli eserciti si trovano perciò ad operare nelle stesse zone e cominciano quindi ad elaborare piani e strategie in comune contro il regime militare del DERG. L’attuale primo ministro etiope Meles Zenawi faceva parte del comitato centrale del TPLF.
Nuove elezioni ed una nuova costituzione dividono l’Etiopia in una repubblica federale organizzata su base regionale, mentre l’Eritrea ottiene finalmente la propria indipendenza nel 1993.
I vecchi compagni d’armi Isaias Afewerki e Meles Zenawi che combatterono contro Mengistu si trovano così ad essere capi di stato di Paesi in guerra fra loro.
Mentre la diplomazia internazionale, tra cui Stati Uniti, OAU e ONU in testa, si muove nel tentativo di riportare le due parti alla ragione, i cannoni fanno sentire la loro voce e le bombe a grappolo fanno strage di civili a Mekele, capitale dello stato del Tigray in Etiopia ed Adigrat in Eritrea.
Nel corso di due sanguinose offensive, tra febbraio 1999 e maggio 2000, l’esercito di Addis Abeba penetra profondamente in territorio eritreo fino al cessate il fuoco del 18 giugno 2000.
In questo periodo è l’Organizzazione per l’Unità Africana, OAU, ad essere maggiormente attiva nel ricomporre il conflitto, con la proposta accettata da entrambe le parti di ritiro delle truppe etiopi alle loro posizioni pre-1998 e l’invio di una missione di peacekeeping sotto l’egida delle Nazioni Unite, missione UNMEE, che pattugli i confini in attesa di un accordo definitivo.
Nell’aprile del 2002 giunge la decisione della Commissione: in base al diritto internazionale ed a trattati del periodo coloniale, la città di Badme deve essere assegnata all’Eritrea.
L’Etiopia si rifiuta di accettare la decisione e minaccia di riprendere le armi. Perché? Il territorio di Badme in fondo non rappresenta una regione fondamentale dal punto di vista strategico né possiede rilevanti risorse minerarie o petrolifere. Anzi, Badme è una modesta cittadina di 5.000 abitanti con una scuola elementare, un ospedale e qualche albergo; l’acqua scarseggia ed il terreno non è particolarmente fertile.
Già a quel tempo sorsero dissidi su chi dovesse controllare quella regione, ma furono momentaneamente messi da parte per concentrare i propri sforzi nella lotta contro il governo centrale.
I dissapori non tardarono però ad emergere nuovamente una volta che, posati i fucili, i capi della guerriglia si ritrovarono ad essere capi di governo: Afewerki ad Asmara e Zenawi ad Addis Abeba.
Sia l’Etiopia che l’Eritrea sono portati a vedere l’abbandono di Badme al nemico come un’irrimediabile sconfitta, come una svendita del proprio orgoglio nazionale, come una minaccia diretta contro la stabilità interna, che peraltro entrambi i governi faticano a mantenere.
E, nonostante la firma dell'accordo di pace, l'accettazione da parte dei due paesi di un commissione che discutesse sull'assetto della zona di confine e l'istituzione di una missione delle Nazioni Unite, UNMEE, United Missione Eritrea and Etiopia nella zona, la tensione continua ad essere elevata.
Dal canto sua l'Eritrea - nel frattempo ritenuta responsabile di violazione del diritto internazionale, da una commissione istituita all'Aja, per l'attacco all'Etiopia del 1998, non riconducibile ad azioni di difesa - ha ordinato l'espulsione dei peacekeepers dell'ONU di nazionalità, europea, russa e americana.
Nell'estate 2006 l'Eritrea ha ordinato inoltre l'espulsione di numerose ONG presenti sul territorio e di membri delle Nazioni Unite accusati di aver facilitato la fuga di giovani eritrei dal paese.
Dall'Etiopia è in corso una vera e propria battaglia contro i gruppi islamici della Somalia. Causa della tensione fra i due paesi è il controllo della regione dell'Etiopia a maggioranza somala dell'Ogaden.
La situazione sarebbe ancora più pericolosa per la possibilità che l'Eritrea, sebbene ci siano state più volte smentite, stia finanziando i gruppi delle corti islamiche, principali nemici del governo etiope di Meles Zenawi.
Nel novembre 2006 il segretario generale delle UN Kofi Annan ha intimato il governo eritreo di ritirare le truppe dalla zona di confine con l'Etiopia dicendo che tale concentrazione di truppe era una violazione del cessate il fuoco.
L'Etiopia continua ad essere uno dei paesi più poveri al mondo e le inondazioni che la hanno colpita nell'estate 2006 non hanno fatto altro che peggiorare una situazioni delicata.
L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Louise Arbour ha visitato l'Etiopia nel luglio 2006 ed ha definito "preoccupante" la situazione.
Molti giornalisti e leader dell'opposizione sono stati tratti in arresto senza un processo. Si sospetta che alle ultime elezioni ci siano stati brogli che avrebbero assicurato la vittoria al presidente Meles Zenawi.
In entrambi i paesi ci sono episodi di arresti e detenzioni arbitrarie: Reporters sans Frontieres ha riportato, in un suo recente studio, che in Etiopia ci sono 22 giornalisti in arresto per avere espresso le loro idee. Primato superato solo dalla Cina e da Cuba.
L'Eritrea, sempre secondo Reporters sans Frontieres è al terzultimo posto per libertà di stampa, seguita solo dalla Corea del Nord e dal Turkmenistan.
L'Etiopia è amministrativamente divisa in regioni, con capitale Addis Abeba. Lingua ufficiale è l'amharico, ma sono diffusi vari altri idiomi semitici tra cui tigrè e tigrino, e camitici del gruppo cuscitico come galla, sidama, dancalo ecc.; largamente usati, specie nei rapporti, l'italiano e l'inglese.Nell'Etiopia coesistono numerose religioni: la più diffusa è quella copta, professata dal 55% della popolazione, tra cui gli Amhara e i Tigrini.
Segue la religione musulmana, che ha adepti tra i Somali e i Galla. Si contano inoltre 94.000 cattolici e una minoranza di animisti nelle regioni settentrionali, mentre gli indigeni di religione ebraica sono stati trasferiti in Israele tra il 1984 e il 1991.
Il servizio militare in Etiopia è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 18 anni di età.
Il nuovo governo dovette affrontare il gravoso compito di ricostruire la nazione, nel 1995 fu promulgata una nuova Costituzione che trasformò il paese in una Repubblica Democratica Federale. I partiti etiopi sono divisi per diverse etnie, quelli numericamente più consistenti sono legati ai popoli oromo, amhara e tigrini.
Alla base dell'economia etiope c'e ancora l'agricoltura e l'allevamento. Questo a causa della classe feudale, del clero copto, della mancanza di strade. L'agricoltura è praticata con tecniche arcaiche e serve per l'autosussistenza, l'unico prodotto largamente esportato è il caffè. L'industria è scarsamente sviluppata e concentrata soprattutto nella capitale.
Dal 19.05.2007 nel Paese perdura lo stato di instabilità, dovuto principalmente alla contrapposizione politica interna, alle conflittualità etniche in atto in alcune regioni del Paese e alle attività dei gruppi armati antigovernativi.
Non si possono escludere nuove manifestazioni popolari o altri attentati nella Capitale e nel resto del Paese in particolare in concomitanza di festività e di anniversari di eventi politicamente sensibili.
L'intervento etiopico in Somalia e l'evoluzione della situazione interna somala sono suscettibili di avere, nel breve e medio termine, ripercussioni anche sul suolo etiopico. Esiste un concreto pericolo di azioni di gruppi somali nelle regioni di confine ed attentati anche in altre zone.
Come evidenziato da recenti episodi che hanno visto coinvolti cittadini stranieri nella regione Afar e nella Somali Region, appare assolutamente necessario evitare viaggi nelle zone limitrofe al confine con l'Eritrea e nelle aree di confine con la Somalia ed il Sudan.
Pertanto, i cittadini italiani che a qualsiasi titolo intendano recarsi in Etiopia devono attenersi scrupolosamente alle indicazioni riportate e, comunque, contattare, prima del viaggio ed immediatamente all'arrivo l'Ambasciata d'Italia in Addis Abeba, comunicando eventuali spostamenti sul territorio.
L'Etiopia è oggetto di minaccia collegata all'azione del terrorismo internazionale di matrice islamica, diretta in particolare contro gli interessi italiani e, più in generale, contro quelli occidentali. Per lo stesso motivo, si sconsiglia qualsiasi tipo di viaggio nelle zone limitrofe della Somalia.
Per problemi non collegati alla minaccia del terrorismo internazionale, si segnalano altre aree a rischio.
Il capoluogo è attualmente sicuro solo in alcune zone grazie alla presenza dell'esercito di polizia federale; le zone periferiche della regione possono essere attraversate solo al seguito di convogli militari.
La situazione non è ancora sotto controllo da parte delle Autorità. Le aree meno sicure sono quelle al confine con l'Oromia.
Gli episodi di violenza più recenti si sono registrati attorno alla cittadina di Moyale, dove si sono avuti conflitti pastorali ed un incremento delle attività del gruppo terroristico indipendentista Oromo Liberation Front.
Per più precise informazioni si consiglia di prendere contatto con l'Ambasciata, attenendosi ai suggerimenti forniti.
La situazione generale della sicurezza è in parte deteriorata in tutto il Paese, con il diffondersi di gruppi ribelli armati e di banditi, per lo più ex militari rimasti senza lavoro, ma ancora in possesso di armi da fuoco.
Da questo punto di vista, la zona più pericolosa è risultata la regione degli Afar, ma anche il Borena e la zona di Jimma possono considerarsi non perfettamente sicure.
Episodici assalti si sono verificati anche nell'Omo. In Oromia si sono verificate agitazioni studentesche degenerate, in qualche caso, in scontri con la polizia. Si suggerisce, pertanto, cautela nel visitare la regione, anche se le tensioni si sono stemperate negli ultimi mesi.
In città, inoltre, si è registrato un sensibile aumento della piccola criminalità. Si suggerisce di evitare di recarsi nelle aree più affollate indossando abiti vistosi per non incorrere nel rischio di scippi e borseggio.