"Nei sedici anni trascorsi dal varo della Convenzione de L’Aja del 1993 per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozioni internazionali, il mondo ha mosso alcuni importanti passi nella direzione giusta.
Lo testimonia innanzitutto l’aumento progressivo del numero degli stati – oggi sono 75 – che sono giunti alla ratifica della Convenzione, facendo spesso fronte a non poche difficoltà di tipo legislativo e organizzativo.
Il 2008 in questo senso è stato un anno di svolta, perché quasi tutti i Paesi di accoglienza che mancavano ancora all’appello l’hanno ratificata.
E’ il caso, per esempio, degli Stati Uniti, che in termini assoluti continuano a essere il primo Paese di accoglienza dei minori che trovano una famiglia grazie all’adozione internazionale.
Queste novità, una volta entrate a regime, sono certamente destinate a esercitare un impatto positivo.
I dati più recenti che abbiamo a disposizione fotografano, però, una situazione in cui quasi sei bambini su dieci tra quelli desinati all’adozione sono originari di Paesi che non hanno ancora ratificato la Convenzione.
Tra i Paesi di accoglienza, l’Italia è quello che registra la percentuale più alta di minori adottati in Stati che hanno già fatto propri i principi de L’Aja.
Per assicurare la piena attuazione di questi principi – eticità, trasparenza e centralità dei diritti del bambino – il nostro Paese ha scelto infatti di privilegiare un rapporto basato sulla stipula di accordi bilaterali e protocolli d’intesa con le autorità straniere, in modo da incentivare la cooperazione e assicurare in tutti i paesi di origine il rispetto sostanziale dell’interesse superiore del minore e dei diritti fondamentali che gli sono riconosciuti dal diritto internazionale.
E’ un approccio pragmatico che vede il nostro Paese, attraverso la Commissione per le adozioni internazionali, interpretare un ruolo di primo piano.
Lo dimostra, per esempio, il ruolo strategico svolto in questi mesi dall’Italia per sostenere la Cambogia nell’applicazione della Convenzione de L’Aja, attraverso la proposta di un progetto di cooperazione che intende favorire la vigilanza sulle condizioni dei minori negli istituti, il sostegno alle famiglie in difficoltà e lo svolgimento delle indagini funzionali all’adozione internazionale attraverso il reclutamento e la formazione professionale di operatori sociali locali da impegnare negli istituti e sul territorio.
E lo dimostra soprattutto l’accordo bilaterale firmato il 6 novembre scorso con la Federazione Russa. Secondo Paese di origine dei bambini stranieri adottati in Italia nel corso del 2008.
Si tratta di un accordo modello, come l’ha definito il viceministro russo Sentyurin, frutto di una collaborazione intensa e dell’esperienza consolidata negli anni, e destinato a fare da apripista ad accordi dello stesso tipo che le autorità russe hanno dichiarato di voler raggiungere con altri Paesi di accoglienza.
L’accordo, già ratificato per l’Italia dal Presidente della Repubblica il 18 febbraio scorso, costituisce un evento di portata storica. Da qui la decisione di dedicare un’ampia porzione di questo numero del notiziario agli interventi più significativi del seminario italo-russo che si è svolto a Roma dal 15 al 17 aprile scorso.
Il seminario, infatti, ha rappresentato un’importante occasione di confronto sugli aspetti applicativi dell’accordo che ha avuto come protagonisti sia le Autorità dei due Paesi sia gli Enti autorizzati italiani e i loro capi rappresentanza nella Federazione Russa.
L’accordo firmato a Mosca è il capitolo più recente – e certamente uno dei più importanti – di una storia iniziata nove anni fa.
Dall’istituzione della Commissione, infatti, sono stati segnalati diversi accordi e protocolli operativi in grado di garantire la trasparenza delle adozioni e superare le incertezze procedurali sia con i Paesi ratificanti la Convenzione – Bolivia e Lituania nel 2002, Slovacchia nel 2003 e Repubblica Popolare Cinese nel 2007 – sia con Paesi non ratificanti, come nel caso dell’accordo siglato sei anni fa con la Repubblica Socialista del Vietnam.
La strategia portata avanti si basa su una gestione paziente, costante e scrupolosa delle relazioni con i nostri interlocutori all’estero.
Questo approccio ci ha permesso di instaurare rapporti profondi, fondati sull’amicizia e la fiducia reciproca, tanto più importanti in un settore come quello delle adozioni internazionali, che deve assicurare un futuro sereno a migliaia di bambini.
Non è dunque un caso se, a fronte della tendenza generalizzata alla diminuzione del numero di minori destinati all’adozione internazionale che si è registrata nell’ultimo quinquennio, l’Italia – unica eccezione a livello mondiale – nello stesso periodo ha visto crescere progressivamente il numero dei minori adottati".
Carlo Giovanardi