Gli sfortunati avvenimenti accaduti recentemente ad Haiti accentuano la necessità di assicurarsi che siano attivate le garanzie appropriate atte a proteggere i minori vulnerabili, suscettibili di divenire oggetto di adozioni illegali, rapimento, vendita o traffico.
Il Segretariato della Conferenza dell’Aia di diritto internazionale privato ha diffuso una nota (qui allegata) alle autorità designate conforme alla Convenzione dell’Aia del 29 maggio 1993 sulla protezione dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, agli Stati e alle organizzazioni internazionali che dovrebbe essere seguita al fine di evitare il rischio di sfruttamento di minori sfollati a livello internazionale. I passaggi seguenti sono estratti dalla Nota Informativa:
« [D] in una situazione di catastrofe come quella generata dal terremoto, gli sforzi volti a riunire un bambino sfollato con i suoi genitori o parenti devono essere prioritari. I tentativi prematuri e non regolamentati di organizzare l’adozione di questi minori all’estero dovrebbero essere evitati.
Nel momento in cui un’adozione viene ultimata ed è stata emessa una sentenza da parte di un tribunale haitiano, ma determinate procedure amministrative (ad esempio relative ai documenti di viaggio) sono ancora in corso, l’accelerazione del procedimento di trasferimento del minore nello Stato in cui andrà a vivere con i suoi genitori adottivi è giustificata. È necessario verificare l’identità del minore prima della sua partenza.
Una catastrofe umanitaria come questo terremoto non deve essere una ragione per eludere le garanzie essenziale di un’adozione.
La prudenza è d’obbligo, al fine di evitare una situazione nella quale il minore verrà collocato presso i suoi futuri genitori adottivi dove si comincerebbe il procedimento di attaccamento e di integrazione, e poi si interromperebbe a causa di barriere giuridiche o irregolarità. Questo causerebbe un danno al minore e metterebbe i futuri genitori adottivi in condizioni di stress.
Queste considerazioni si applicano altresì in una situazione di crisi. Infatti, in una situazione come quella sopraggiunta ad Haiti, dove i servizi di soccorso e di tutela dell’infanzia non funzionano più, il pericolo che l’adozione comporti dei “rischi” è ancora più elevato. Pertanto, in queste situazioni tragiche, l’accento deve essere posto innanzitutto sulla tutela del minore piuttosto che sull’adozione.>>
Un approccio coordinato tra i Paesi di accoglienza, così come tra le organizzazioni internazionali e le ONG, permetterebbe di trovare una soluzione comune. A questi minori devono essere portati aiuti umanitari e soccorsi, e anche agli altri minori che si trovano ad Haiti.
La Conferenza dell’Aia prende atto del fatto che la questione più importante è la protezione dei minori e che a tal fine la loro evacuazione dalla zona colpita si presenta come una delle (possibili) soluzioni. Tuttavia è necessario distinguere tra evacuazione e adozione internazionale, essendo quest’ultima una misura più radicale che ha delle implicazioni giuridiche sui legami di filiazione del minore.
La Convenzione dell’Aia del 1993 sull’adozione internazionale rafforza i principi della Convenzione delle Nazione Unite sui diritti dei minori. Questa stabilisce un quadro volto a garantire che le adozioni internazionali si svolgano nell’interesse superiore del minore e nel rispetto dei suoi diritti fondamentali, nonché a prevenire il rapimento, la vendita o la tratta di minori. Più di 80 Stati, compresi quasi tutti i Paesi di accoglienza dei minori adottati, aderiscono alla Convenzione dell’Aia del 1993. Nonostante Haiti non sia parte della Convenzione, i Paesi di accoglienza dovrebbero controllare l’applicazione delle norme e il rispetto delle garanzie. La Conferenza dell’Aia chiede ad Haiti e ai Paesi di accoglienza di rispettare le garanzie per verificare che questi minori siano tutelati da altri danni che potrebbero essere causati da una situazione già tragica.
L’Aia, 20 gennaio 2010
Contattare: Frederike Stikkelbroeck, Addetta alla direzione presso il Segretariato Generale - Telefono: +31 (70) 363 3303; email: secretariat@hcch.net
Traduzione a cura del progetto Veneto Adozioni.
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