In Colombia non si registrano dati allarmanti nelle condizioni materiali della popolazione infantile.
La scolarizzazione è a livelli accettabili, l’istruzione è gratuita e obbligatoria dai cinque ai dieci anni, mentre la scuola secondaria dura dai quattro ai sei anni.
Il tasso di analfabetismo adulto raggiunge il 7,9 per cento, mentre il tasso netto d’iscrizione alla scuola primaria è del 84 per cento per le femmine e 83 per i maschi.
A differenza di molti altri paesi, le bambine sono progressivamente integrate nel sistema educativo, tanto che i tassi di ripetizione e abbandono scolastico sono più alti fra i coetanei maschi.
Questi indicatori tuttavia peggiorano se ci si sposta nelle aree rurali, e sono ancor più bassi per i bambini appartenenti alle minoranze etniche, come gli indios e gli afrocolombiani, e per i numerosissimi minori sfollati.
In Colombia gli adolescenti tendono ad avere relazioni sessuali occasionali a un’età sempre più precoce, con il conseguente rischio di contrarre HIV-AIDS e altre malattie sessualmente trasmissibili e, per le ragazze, di avere gravidanze precoci con grave rischio per la salute propria e del nascituro.
Negli ultimi anni, il numero di ragazze incinte tra i 15 e i 19 anni è cresciuto del diciannove per cento nelle aree urbane e addirittura del quarantasette per cento nelle zone rurali.Più di un milione di bambini e bambine colombiani tra i cinque e i diciassette anni lavora ed è in aumento lo sfruttamento sessuale dei minori a fini economici.
In ragione del perdurare del conflitto interno, la Colombia fa parte della lista dei paesi in emergenza umanitaria, per i quali l’UNICEF e le altre Agenzie ONU hanno sviluppato una specifica strategia di intervento. Nel maggio 2005, su pressione dell’UNICEF, il Governo colombiano ha ratificato il Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell’infanzia relativo all’impiego dei minori nei conflitti armati.
L’altro Protocollo opzionale alla Convenzione, quello su tratta e prostituzione minorile, era stato ratificato nel novembre 2003.
L’UNICEF ha contribuito anche alla formulazione del Piano Nazionale per la Gioventù per il 2004-2007, base fondamentale per il Piano decennale che dovrà essere coordinato con il Piano Nazionale per l’Infanzia (2002-2010).
I bambini che abitano nelle comunità rurali del paese hanno anche enormi difficoltà di accesso ai servizi e agli aiuti umanitari.In stretta collaborazione con tutte le agenzie dell’ONU operanti nel Paese, l’UNICEF assiste le comunità locali offrendo supporto sanitario e psicologico e servizi educativi.
Circa 7.000 bambini in Colombia sono tuttora costretti ad arruolarsi in gruppi armati e il reclutamento di bambini e adolescenti continua senza sosta, nonostante il numero di minori smobilitati sia in crescita.
L’UNICEF aiuta le autorità nazionali a prevenire l’arruolamento di bambini soldato, fornendo alternative al reclutamento attraverso il rafforzamento del sistema educativo e la formazione basata sulle attitudini dei bambini. Le attività di reintegrazione sociale dei bambini smobilitati dai gruppi armati avvengono nel quadro del Programma Nazionale per i bambini vittime del conflitto armato, gestito dall’Istituto Colombiano per l’Assistenza alle Famiglie. Il programma si occupa di assicurare al bambino un rientro sicuro in famiglia e nella comunità, oltre a fornire assistenza medica, istruzione e protezione legale.
Abbandono di bambini in età infantile
Sono numerosi i casi di bambini vittime di maltrattamenti, abusi sessuali, rapimenti per il traffico d’organi o prostituzione.I bambini adescati sono soprattutto i niños en la calle, cioè bambini di strada, molti dei quali sono appena in grado di camminare e vengono lasciati vivere per le strade della città, in quartieri in cui l’inurbamento incontrollato ha creato zone di degrado estreme. Anche se questi bambini hanno una madre, vivono tutta la giornata in uno stato di abbandono di fatto e ciò li destina ad essere vittime indifese di atti di violenza.
Nelle zone suburbane sono completamente assenti strutture che possano accogliere bambini dai 0 ai 2 anni e offrire attività di cura e assistenza all’infante e alla madre.
Sono bambini in una fascia d’età particolarmente a rischio d’abbandono, data la situazione d’indigenza ed emarginazione in cui si trovano le famiglie degli sfollati fuggiti dalle campagne e approdati in questi quartieri periferici e dato l’impegno in termini di coinvolgimento affettivo e di tempo che bambini così piccoli richiedono alla madre.
Secondo alcuni dati statistici registrati da Profamilia, istituzione privata colombiana che ha studiato con attenzione il fenomeno, in Colombia poco meno della metà dei bambini fino ai 2 anni vive in un nucleo familiare completo, la maggior parte solo con la madre, unico punto di riferimento.
Il rischio d’abbandono è più alto nel caso di figli di madri adolescenti.
In Colombia, secondo la Encuesta Nacional de Demografía y Salud realizzata da Profamilia, si evidenzia che le adolescenti iniziano l’attività sessuale molto presto e rimangono incinte: su otto milioni e settecentomila adolescenti, fra i dieci e diciannove anni, il venticinque per cento è già madre o sta aspettando il primo figlio e nella maggior parte dei casi è una gravidanza non voluta.
La difficoltà ad assumersi responsabilità genitoriali da parte di queste madri è originata da numerosi fattori: l’origine della maternità spesso frutto di violenza, le difficoltà economiche e la necessità di trovare un lavoro.
Spesso anche l’avere un lavoro, seppure precario, è all’origine dell’abbandono: lavorare lontano dalla propria casa non consente di avere tempo da dedicare al proprio bambino, e il timore di perdere anche una precaria possibilità di guadagno porta a disinteressarsi del figlio.
L’immaturità umana e psicologica data dalla giovane età, il permanere di una situazione di violenza all’interno della famiglia di provenienza della madre che si allontana quindi dalla sua famiglia e rimane sola.
Un elemento nuovo e molto preoccupante in questo contesto, esso pure in aumento, è rappresentato dall’allentarsi di quella rete di solidarietà che in genere copriva la mancanza di strutture di supporto per i bambini molto piccoli, attraverso la consuetudine di prendere in casa figli anche non propri, purché infanti.
La situazione di degrado e di povertà estrema sembra avere almeno in parte intaccato questa forma d’aiuto reciproco, che negli anni aveva caratterizzato la vita dei quartieri periferici attraverso forme di solidarietà che vedevano fra gli attori le madri più anziane e le nonne, che accudivano anche figli non propri.
Il problema dell’assunzione del ruolo genitoriali
Le donne sole sono costrette in molti casi a lasciare i figli privi d’assistenza durante tutto il giorno a causa della lontananza del luogo di lavoro rispetto all’abitazione, non avendo così la possibilità di occuparsi della loro educazione e cura.
All’abbandono indiretto, causato da una difficoltà oggettiva e dalla necessità di far fronte al bisogno di sopravvivenza economica del nucleo familiare, si aggiungono situazioni d’abbandono diretto, rappresentato dalle famiglie che lasciano i bambini più piccoli per la strada, dimenticandosi totalmente di loro.
Questa drammatica condizione, che comprende al tempo stesso gravi disagi psicologici e pesanti difficoltà economiche, determina situazioni umane talmente complesse da impedire alla donna di comprendere come il proprio ruolo materno è elemento indispensabile e cardine, fattore determinante per la crescita del proprio figlio.
Mancanza di centri per l’attenzione integrale di giovani madri e alto tasso di mortalità materna
Fra i problemi più critici nell’area salute s’incontra un alta percentuale di mortalità materna.
La mancanza di servizi e centri d’attenzione integrale per le adolescenti, l’aumento del tasso di parti in giovane età, l’alta percentuale di maternità non desiderate, sono cause che provocano maternità a rischio e il cancro del collo uterino, che costituisce anche la prima causa di morte nelle donne.
Per quanto riguarda la mortalità materna si deve segnalare poi che ogni centomila parti muoiono 67,7 donne per cause associate alla maternità. Questi dati appaiono preoccupanti se si tiene anche in conto che non tutte le morti sono registrate.
Per abbassare il tasso di mortalità materna sarebbe necessario migliorare sostanzialmente
Denutrizione e malnutrizione per minori di 2 anni
Secondo alcuni dati statistici registrati da Profamilia, in Colombia il novantacinque per cento dei bambini in età infantile riceve il latte materno ma solo il ventidue arriva al quarto mese.
I motivi principali dell’interruzione sono
Il rimanente cinque per cento dei bambini non ricevono latte materno per mancanza di conoscenza da parte della madre, per problemi di salute della madre o del bambino e per uso d’anticoncezionali a partire da subito dopo il parto.
Il latte materno non è sostituito con adeguata alimentazione sostitutiva e pertanto questo genera una situazione di grave malnutrizione fin nei primi mesi di vita.
A questo gravissimo problema si aggiunge quello della denutrizione infantile che abbraccia il novanta per cento dei bambini delle periferie degradate, assumendo dimensioni e caratteri sempre più preoccupanti.
Tra i fattori, derivati dalla difficile situazione socio-economica che causano la denutrizione, emergono la scarsissima disponibilità di alimenti per diversi motivi: quali la grande distanza dal luoghi di rifornimento, difficoltà di trasporto a causa dell'isolamento della zona, perdita di alimenti a causa di cattiva organizzazione dei trasporti, inadeguata conservazione del cibo nei negozi; l'insufficiente consumo di alimenti dovuto all’alto numero dei componenti della famiglia che contrasta con la bassa disponibilità di cibo; la comparsa di una nuova cultura alimentare diversa da quella tradizionale: la scelta degli alimenti è dovuta più all’influenza dei mezzi di comunicazione di massa che all'esperienza derivata da conoscenze acquisite.
A tutto questo si aggiunge il basso livello d'istruzione formale che non permette una scelta saggia degli alimenti. Spesso nelle famiglie il denaro destinato all'alimentazione è utilizzato per pagare altre spese, come l'affitto dell'abitazione, dato che la maggior parte degli abitanti non possiede una casa di proprietà, e il pagamento dei mezzi di trasporto pubblico
Le pessime condizioni igienico-sanitarie favoriscono la comparsa di malattie infettive che comportano un peggioramento dello stato di nutrizione dei soggetti colpiti.
Bambini soldato
Secondo le stime di Human Rights Watch e dell’UNICEF, i paramilitari minorenni sono oltre quattromila, ma se si contano anche quelli coinvolti dai gruppi rivoluzionari, FARC ed ELN, la stima sale bruscamente a undicimila. Eppure da ogni parte si tende a negare l’evidenza.
Negli ultimi anni i gruppi armati illegali, guerriglia e paramilitari, hanno reclutato un numero sempre maggiore di bambini, le dimensioni del fenomeno sono paragonabili solo a quelle del Myanmar e della Repubblica Democratica del Congo.
In Colombia anzi, è probabile che il numero dei bambini-soldato sia addirittura maggiore, perché le cifre del fenomeno non sono sicure.
Utilizzando i bambini nella loro guerra, paramilitari e guerriglia stanno producendo un danno incalcolabile nella società colombiana. Questi adolescenti, quando non muoiono, portano per anni le cicatrici della violenza. Combattono una guerra di adulti senza conoscerne le finalità. La maggior parte è analfabeta.
Si arruolano, in genere, per sfuggire a situazioni familiari drammatiche, alla povertà, alla solitudine. E per trovare protezione. Finiscono così per lottare contro altri bambini nelle loro stesse condizioni.
Uno su quattro combattenti della guerriglia o paramilitari ha meno di diciotto anni.
La maggior parte, addirittura, ne ha meno di quindici. Spetta al FARC e all’ELN il record per utilizzo di adolescenti in guerra: l’ottanta per cento degli undicimila piccoli soldati sta nelle loro fila. Solo il venti per cento è in mano dei paramilitari.
L’arruolamento, in genere, è volontario: è un modo come un altro per sopravvivere.
I minorenni in maggioranza provengono da famiglie destrutturate o emarginate e privi di educazione, si arruolano volontariamente, davanti alla mancanza di opportunità nel loro ambiente, o sono reclutati con la forza.
La guerriglia non dà salario. I paramilitari, invece, pagano dai trecento ai quattrocento dollari a trimestre, più incentivi per missioni speciali. Il FARC sostiene di non reclutare bambini ma solo persone dai sedici ai trenta anni, ma di fare eccezione trovandosi di fronte a bambini orfani per la violenza di esercito e paramilitari. In questo caso, li prendono con loro, formandoli, facendoli studiare e insegnando loro le tecniche di combattimento ma senza costringerli.
Però, tra le donne e gli uomini del blocco, nessuno nasconde di essere entrato nelle FARC poco più che bambino a causa della povertà delle famiglie e delle continue minacce e pressioni dei paramilitari che arrivano nei villaggi con i mitra spianati e distruggono tutto.
Ma il reclutamento a volte è forzato: i ragazzini trovati a vagabondare sono prelevati con la forza per strada, caricati su un furgone e portati agli accampamenti. Lì è loro spiegato che stanno reclutando guerriglieri.
Se la famiglia riesce a trovarli, a volte è loro concesso di parlare con i genitori, ma sotto sorveglianza di altri guerriglieri.
In ogni modo, i rapporti con genitori o parenti, quando presenti, sono completamente interrotti, solo in qualche caso restano contatti sporadici ma ritornare con la famiglia è in pratica impossibile.
Sequestri di minori
Negli ultimi otto anni sono stati sequestrati 1.934 minori, per una media di uno al giorno; in particolare, il 2002 è stato l´anno più critico, in cui i casi sono saliti a 384. La città più colpita è la capitale, Bogotà.
I motivi dei sequestri sono principalmente due
La situazione si complica quando i bimbi sono presi per essere inseriti nel mercato della pornografia. Le prime vittime sono i bambini di strada e avere numeri precisi è impossibile.
Sfruttamento sessuale
Nel maggio 2007, in Colombia, è entrato in vigore il Testo Unico della Legge sull’Infanzia e l’Adolescenza, che prevede pene molto severe per i pedofili. Interessata sarà, prima fra tutte, Cartagena de Indias, cittadina colombiana sulle rive dell’oceano Atlantico, meta prediletta per i turisti in cerca di cocaina e sesso facile.
Un affare di milioni di pesos, che è arrivato al coinvolgimento di oltre duemila bambini nel giro della prostituzione minorile e allo sfruttamento di bambini e bambine anche di cinque e sei anni, gestito da una rete criminale ben organizzata facente capo all’Autodifesa Unita della Colombia, AUC, gruppo paramilitare guidato da Salvatore Mancuso, signore indiscusso del narcotraffico internazionale ora agli arresti domiciliari in attesa di giudizio.
Il provvedimento di legge ora in vigore è molto complesso, frutto delle quinquennali fatiche di un’apposita Commissione, cui hanno partecipato anche rappresentanti dell’ONU e di ONG nazionali e internazionali.
La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’ONU del 1989, ratificata dalla Colombia nel ’99, imponeva che anche quel 41,5 per cento della popolazione colombiana, che corrisponde ai minori di 18 anni, fosse riconosciuto come soggetto titolare di diritti.
Lo Stato non ha potuto che scuotersi davanti ai quattordici milioni di bambini e bambine vittime di delitti sessuali, cui si aggiungono gli undici mila maltrattati in famiglia, i 2,7 milioni di bambini-lavoratori e i circa 2,5 milioni costretti a vivere sotto la soglia di povertà.
Centomila sono, invece, i bambini di strada e undicimila quelli arruolati dai gruppi armati.
Le nuove norme cancelleranno anche il principio di favorabilidad (beneficio) nei reati contro i minori, in base al quale un imputato accusato di un delitto che prevede una pena inferiore a quattro anni non può essere trattenuto in custodia cautelare.
Più di una volta questo principio giuridico si è trasformato in un incubo per i ragazzini, perseguitati dai loro carnefici per aver osato denunciarli. D’ora in poi nessun beneficio spetterà a chi abusa dei minori, nemmeno il patteggiamento o il giudizio abbreviato e gli adulti rischieranno fino a dieci anni di reclusione.
ADOZIONE INTERNAZIONALE
L’Istituto Colombiano del Benessere Familiare, I.C.B.F. è un’istituzione pubblica, con personalità giuridica, autonomia amministrativa e patrimonio proprio, sottoposto al Ministero della Salute.
L’obiettivo dell’I.C.B.F. è sostenere l’integrazione e lo sviluppo armonioso della famiglia, proteggere i minori e garantire i loro diritti.
L’I.C.B.F. è diretto e amministrato da un Consiglio Direttivo e da un Direttore Generale che gestisce l’istituto secondo una struttura decentrata: 1 sede nazionale, 28 sedi regionali, 5 agenzie di dipartimento, 199 centri a livello municipale.
Il compito di I.C.B.F. è quello di promuovere, assistere, valutare programmi e servizi orientati a soddisfare i bisogni di bambini e bambine, giovani e famiglie. Per fare ciò L’I.C.B.F. lavora a stretto contatto con organizzazioni pubbliche e private secondo criteri di corresponsabilità, cogestione e cofinanziamento.
I principi su cui si basa I.C.B.F. sono
I programmi dell’I.C.B.F. sono rivolti alle persone in situazioni di maggiore vulnerabilità socioeconomica, nutrizionale, psicoaffettiva e morale. Attraverso questa fascia di popolazione si riescono a raggiungere i bambini di età inferiore ai 6 anni o in età scolare, gli adolescenti, le donne incinte o che hanno appena partorito maggiormente bisognosi.
L’I.C.B.F. è organizzato in centri regionali.
Ciascun centro regionale è suddiviso in centri di zona ubicati in 199 municipalità, dove diversi professionisti come avvocati, assistenti sociali, sociologi, psicologi, nutrizionisti, pedagoghi e altri, garantiscono a bambini, giovani e genitori assistenza sociale, psicologica, nutrizionale e legale, a seconda delle situazioni.
Per maggiori informazioni sull’I.C.B.F.: www.icbf.gov.co
l’I.C.B.F. dispone di strumenti giuridici come il Codice del Minore (Decreto Legge n. 2737 del 27/11/1989 sez. V articolo da 88 a 128 ed aggiornamento marzo 2007 www.secretariasenado.gov.co/leyes/L1098006.HTM) che contiene le misure di protezione per i minori in situazione irregolare.
Tra queste misure è prevista quella dell’adozione di un minore abbandonato.In Colombia, i bambini in stato di abbandono provengono spesso da famiglie distrutte o inesistenti e sono ospitati in famiglie affidatarie "Hogar sostituto" che hanno il compito di prepararli all’adozione. I bambini già più grandicelli hanno spesso i segni di maltrattamenti subiti.
L’Instituto Colombiano de Bienestar Familiar attraverso lo sviluppo del programma di adozione vigila per offrire famiglie stabili a minori che mancano di essa.
E’ per questo che l’Istituzione studia ed analizza le richieste di coppie e di individui che manifestano il loro desiderio di ricevere un minore come figlio ed approva quelli che dimostrano la loro capacità ad offrirgli le migliori condizioni affettive, famigliari, mentali, fisiche, morali, intellettuali sociali ed economiche.
Secondo l’articolo 88 del Codice del Minore, l’adozione è principalmente e per eccellenza, una misura di protezione attraverso la quale, sotto la suprema vigilanza dello Stato, si stabilisce in maniera irrevocabile, la relazione paterno filiale tra persone che non l’hanno per natura.
Sempre secondo quanto stabilito dal Codice, le caratteristiche che deve possedere chi desidera presentare la domanda di adozione sono le seguenti
In Colombia possono essere adottati
Chi desidera presentare la domanda di adozione in Colombia, deve compilare il modello Solicitud de Adoption, ovvero la domanda di adozione, nel quale viene richiesto di indicare alcune preferenze ad esempio riguardo l’età del minore desiderato, tuttavia per la selezione e l’assegnazione dei minori candidati all’adozione vengono applicati i criteri tecnici stabiliti dall’Istituto Colombiano de Bienestar Familiar.
L’Istituto Colombiano de Bienestar Familiar dà la priorità alle richieste di coppie
Le coppie senza figli hanno quindi la priorità rispetto alle coppie con figli biologici o adottivi, in quanto sono molte le coppie in attesa del loro primo figlio.
Un criterio fondamentale per l’assegnazione di un minore ad una coppia, è l’età dei richiedenti.
L’Istituto Colombiano de Bienestar Familiar fornisce delle indicazioni molto precise riguardo l’abbinamento dei minori in base al principio di comparazione tra l’età anagrafica della coppia e minore
Se nella domanda di adozione è riportato il desiderio di un minore con un’età non corrispondente alla suddivisione sopra-riportata, vi sono moltissime probabilità che tale richiesta non venga accettata.
Tutti gli aspetti riportati nella domanda di adozione dovranno essere analizzati dal Bienestar Familiar che potrà respingere la richiesta nel caso in cui i richiedenti non avessero tutte le condizioni necessarie per ricevere un minore in adozione.