Adottare passo dopo passo

Qual è l’accoglienza sanitaria adeguata per il bambino adottato all’estero?

Nel novembre del 2002 la Commissione per le Adozioni Internazionali ha proposto un “Protocollo diagnostico-assistenziale per i bambini adottati all’estero”. A fronte di ciò da alcuni anni in Italia si sono creati dei centri di accoglienza sanitaria che, cooperando in rete, in collaborazione con la pediatria del territorio, con gli enti accreditati e con i servizi sociali del territorio, hanno sempre più approfondito le tematiche inerenti alla salute globale del bambino adottato. Altresì il GLNBI (gruppo di lavoro nazionale per il bambino immigrato www.glnbi.org), ha stilato un Protocollo Nazionale di Accoglienza approvato dalla Società Italiana di Pediatria e ha istituito dei centri di accoglienza sparsi su tutto il territorio nazionale.

Questo Protocollo diagnostico-assistenziale tiene conto di un approccio multidisciplinare che prevede un team costituito non solo dal pediatra, ma anche dal neuropsichiatra infantile e dall'assistente sociale, tenendo come punto di riferimento il bambino e la sua famiglia adottiva.

Nella pratica clinica si eseguono esami sierologici, volti ad individuare eventuali patologie infettive rilevanti e a valutare lo stato di protezione del bambino rispetto alle vaccinazioni cui risulta essere stato sottoposto. Inoltre viene effettuato uno screening dei principali parametri bio-umorali ed ematologici (esami di funzionalità renale ed epatica, patrimonio marziale e di vitamina D, esame chimico delle urine). Agli esami ematologici si affiancano consulenze specialistiche (oculistica, ortopedica, endocrinologica, cardiologica, otorinolaringoiatrica, dismorfologica) suggerite dalla valutazione clinica iniziale.